A Glasgow iniziai ad osservare il mondo da una prospettiva diversa

A Glasgow iniziai ad osservare il mondo da una prospettiva diversa

La mia più grande passione è avere qualcosa da raccontare, e credo che questo sia un aspetto importante di un viaggiatore. Uso la parola viaggiatore per fare una distinzione sostanziale tra questa figura e quella del turista. Il turista progetta il suo viaggio, prenota il suo biglietto, l’hotel o B&B e diciamo che si gode tutti i luoghi del posto. Il viaggiatore, invece, vive il viaggio con un senso più profondo, cogliendone le sfumature nascoste, gli odori, i sapori, le persone del luogo, sentendosi per quel periodo parte del posto.

Io credo di essere nato viaggiatore, mi accorgevo di questo aspetto  già dalle prime gite scolastiche. Lasciavo la mia realtà, la mia quotidianità per cercare di riempire il mio piccolo zainetto di tante cose nuove. Lo zainetto è diventato un vero bagaglio all’età di 17 anni durante il primo viaggio all’estero insieme al mio migliore amico. Destinazione la Scozia, partendo dalla città di Glasgow, proseguendo poi per Edimburgo e parte dell’entroterra scozzese, dove ci avrebbero attesi posti fantastici come il lago di Loch Lomond con il piccolo molo di Balloch, ed esperienze uniche ricche di adrenalina, vissute negli stessi posti dove fu girato il film cult Trainspotting.

Partenza da Roma Ciampino con direzione Glasgow Prestwick. Arrivati in Scozia siamo stati accolti da quella pioggerella finissima e poco percettibile ma improvvisamente si scopre bagnato, ma soprattutto siamo stati accolti dalla spiacevole notizia di non aver nessun tipo di collegamento, se non il taxi, per raggiungere il centro della città. Incontriamo due ragazzi con cui dividere la spesa del taxi: Ramal e Vincenzo, il primo di origine tunisina, il secondo napoletano che lavorava come ingegnere meccanico a Glasgow da ben quattro anni, e che ci raccontava di come le porte chiuse dall’Italia gli avessero dato una opportunità in  Scozia.

Arrivati all’alloggio  ci accorgemmo di quanto grande fosse la distanza da casa. Credo sia stato quello il momento in cui realizzai per la prima volta che il famoso “cordone ombelicale” era stato staccato.  

Glasgow è una città estremamente nordica, sia come clima sia come architettura urbanistica. Sviluppa le sue strade in parallele dove é facile orientarsi, molto utile soprattutto se si alza un po il gomito, come quella sera al Walkabout, l’esperienza più significativa di questo viaggio in Scozia e di cui conservo ancora un ricordo limpido. 

L’inizio serata non fu un granché, girammo a zonzo tra i vari localizzi di Sauchiehall Street, vedendo un locale di dimensioni decisamente più grandi rispetto a quelli visitati precedentemente decidemmo di entrare.

Arrivati al Walkabout  ordinammo subito da bere, il cocktail lì costava pochissimo: un pound. Nella fila di attesa al bar conoscemmo delle ragazze,  quasi tutte col nome Johan e quasi tutte bionde. Johan 1 (le distinguo per numero) prese il suo bicchiere è lo finì in un solo sorso, con tanto di rutto finale lasciandoci a bocca aperta! Ecco le ragazze scozzesi sono un po’ cosi, poco formali, diciamo. 

La serata proseguì  bene, tanto che iniziammo ad approfondire la conoscenza con Johan 2 e Veronika. La prima molto simpatica, mi racconta di tutti i posti visitati in Italia durante il suo periodo di vacanza, permettendomi di perdermi nei  suoi occhi azzurri tanto che, mi baciò. In quel momento, in quel locale gigantesco pieno di persone e con la musica altissima, c’eravamo solo io e lei in un silenzio surreale.

Il tempo di realizzare e s’erano fatte le tre di notte, orario tassativo di chiusura dei locali scozzesi. Johan e Veronika ci presero per mano e ci portarono in giro per la città che d’un tratto sembrò nostra. 

Quella sera ci fecero vedere Glasgow da un punto di vista, da sopra un cavallo, quello del Duca di Wellington, posto davanti alla Galleria di Arte Moderna e Contemporanea. Sembrava davvero di stare in uno di quei film cult degli anni 90 con in sottofondo “Lust for life” di Iggy Pop o “Heroes” di David Bowie dove il proibito diventava ordinario ed il tutto aveva un gusto di spensieratezza sotto il cielo del Nord Europa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *