T come “tuppo”

T come "tuppo"

Palermo

Capita, a volte, di sentirsi in stallo nella vita, è una situazione che non ho mai sopportato, quando proprio vuoi cambiare e fare qualcosa di drastico.

Dopo quattro anni di vita fiorentina, voglio cominciare un nuovo capitolo, dentro il mio cuore, l’unico desiderio era il mare.

Passano tre giorni, al telefono, la proposta: estremo sud.

Sì, lo voglio!

Ho affittato un monolocale nel cuore del palermitano, alle spalle, la champagneria e difronte, il teatro Massimo, il lavoro a cinque minuti, il “massimo”!

I primi giorni di lavoro sono strani, speciali e nuovi, qui tutti ti offrono il caffè anche il corriere, se chiedi una brioche al bar ti danno quella del gelato (quella tonda, con il “tuppo” sopra) e se stai leggermente antipatica, non ti chiamano “stella”, ti chiamano “gioia”.

Ho ripreso contatto con una parte di me che avevo sepolto da troppo tempo, avevo cinque anni quando la mia famiglia, come tante, si è trasferita al nord, non ricordo niente della mia Calabria, se non le estati passate al mare tra un anno scolastico e l’altro, quindi, per me, è stato un ritorno.

Tramite un’amica scopro che apre una nuova birreria artigianale vicino casa, andiamo all’inaugurazione, conosco questo signore anziano, lo zio del proprietario, si mette a chiacchierare e per educazione ascolto.

Lui era fra quei tantissimi giovani che per trovare lavoro si era trasferito prima in Germania, poi a Milano e da qualche anno, finalmente in pensione, Salvatore aveva fatto ritorno nella sua amata Palermo.

Era nostalgico mentre parlava, guardando tra una ruga e l’altra, potevo percepire quanto dolore e sacrificio ci fosse stato in quella vita (finalmente una persona con qualcosa da dire!).

Da quella sera, mi sono fermata a parlare e ho ascoltato, ho memoria di ogni persona incontrata, Farah che lavora al consolato tunisino, ha tre figli ed è al suo quarto trasferimento, l’ultimo dalla Spagna, ma ha deciso di restare, Carlo, non ha sempre il lavoro assicurato, ma resta perché non importa se hai soldi, ma sei nel posto sbagliato. Quella signora che insegna spagnolo al Cervantes e ancora quella ragazza che lavora in palestra, mi ha regalato un mese gratis, ma come potevo chiudermi lì dentro quando avevo così tanto da scoprire fuori?!

Il profumo del mare sempre nell’aria, i turisti intenti a  guardare stupefatti con il naso all’insù, il ristorante aperto anche alle tre di notte, il barista che il caffè te lo fa comunque anche se ha già pulito la macchina, con il bicchiere d’acqua rigorosamente accanto.

All’inizio tutti mi hanno chiesto: “Ma chi te lo fa fare?”, ho sempre fatto spallucce.

Prima di andare via, tra i saluti, risuonava: “Non andartene!”, ho lasciato persone che mi hanno ringraziato, altre che invece non vedevano l’ora che mi defilassi, ma la realtà è che Palermo mi ha cambiata e, sono io quella che deve ringraziare.

Adesso Palermo è anche un po’ mia.

P.s. L’arancina a Palermo è femmina perché è tonda come un’arancia… a Catania, è maschio e diventa arancino, a punta come l’Etna!

@merypellizzi

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